Dr.ssa Giorgia Pellagatti – Osteopata D.O. – Massoterapista MCB – Chinesiologa
Una distorsione di caviglia può verificarsi in pochi secondi.
Un appoggio instabile, un cambio di direzione, un contrasto o una ricaduta dopo un salto possono portare il piede in una posizione non controllata e provocare un trauma capsulo-legamentoso di diversa entità.
Nel calcio a 5 questo tipo di evento è particolarmente frequente, perché accelerazioni, decelerazioni, cambi di direzione e continui adattamenti dell’appoggio sottopongono la caviglia a sollecitazioni importanti.
In questo articolo presento un caso clinico seguito nel mio studio, relativo a un calciatore di 45 anni che ha riportato una distorsione di caviglia in inversione durante una partita di calcio a 5.
Il caso: una distorsione di caviglia durante una partita di calcio a 5
Il paziente, uomo di 45 anni, pratica regolarmente calcio a 5 a livello amatoriale.
Durante un’azione di gioco, in seguito a un appoggio non corretto, il piede è andato rapidamente in inversione, determinando una distorsione della caviglia.
La dinamica dell’infortunio rappresenta già un’informazione importante.
Una distorsione in inversione può infatti coinvolgere soprattutto le strutture del compartimento laterale della caviglia, in particolare il complesso legamentoso laterale. La gravità del trauma, tuttavia, non può essere stabilita semplicemente osservando il movimento che ha provocato l’infortunio.
Dolore, gonfiore, limitazione del movimento, capacità di caricare il peso e stabilità devono essere valutati nel loro insieme.
La prima valutazione: non fermarsi al punto in cui fa male
Quando una persona arriva dopo una distorsione, il primo obiettivo non è cercare immediatamente la tecnica manuale da utilizzare.
È necessario comprendere che cosa è successo e come la caviglia sta rispondendo al trauma.
Nel caso del paziente sono state considerate la dinamica dell’infortunio, l’andamento dei sintomi, la capacità di carico, la mobilità della caviglia e la presenza di gonfiore e dolore.
La valutazione manuale deve essere sempre progressiva e rispettosa della fase del trauma.
In presenza di dolore importante, gonfiore significativo, incapacità di caricare il peso o sospetto di lesione strutturale, è fondamentale considerare l’opportunità di una valutazione medica e degli eventuali accertamenti indicati.
L’osteopata e il massoterapista non devono sostituirsi alla diagnosi medica.
Cosa significa distorsione in inversione?
Per comprendere il caso è utile osservare il meccanismo traumatico.
Durante un movimento di inversione, la pianta del piede tende a orientarsi medialmente mentre la parte laterale della caviglia viene sottoposta a una sollecitazione importante.
Tra le strutture maggiormente coinvolte nelle distorsioni laterali troviamo il legamento peroneo-astragalico anteriore, il legamento calcaneo-peroneale e, nei traumi più importanti, il legamento peroneo-astragalico posteriore.
Non significa però che ogni distorsione in inversione determini automaticamente una lesione di queste strutture.
È proprio per questo che la dinamica deve essere integrata con l’esame clinico.
Dolore, gonfiore e limitazione del movimento
Dopo una distorsione la caviglia può diventare rapidamente dolorosa e gonfia.
Il gonfiore può modificare la percezione del movimento e rendere difficili anche gesti apparentemente semplici, come camminare, salire le scale o appoggiare completamente il piede.
Nel calciatore questo aspetto assume un’importanza ancora maggiore.
Tornare a correre non significa necessariamente essere pronti a giocare una partita di calcio a 5. Correre in linea retta e affrontare una brusca accelerazione, una frenata o un cambio di direzione sono richieste completamente differenti.
Il trattamento manuale all’interno del percorso
Nel caso seguito, il trattamento manuale è stato considerato all’interno di un percorso progressivo, tenendo conto della fase dell’infortunio e della risposta del paziente.
L’obiettivo non è stato semplicemente “sciogliere” la caviglia o eliminare il dolore attraverso una singola tecnica.
Il lavoro manuale può essere utilizzato, quando appropriato, per supportare la mobilità, il comfort e la gestione dei sintomi, sempre integrandolo con il recupero del movimento e della funzione.
Le tecniche devono essere adattate alla situazione del paziente.
In una fase iniziale, soprattutto dopo un trauma recente, non avrebbe senso applicare manualità aggressive soltanto perché una determinata tecnica fa parte del repertorio dell’operatore.
La tecnica deve seguire la valutazione, non il contrario.
Recuperare la mobilità della caviglia
Con la progressiva riduzione della fase più acuta, uno degli aspetti da considerare è il recupero della mobilità.
La caviglia deve tornare a partecipare in modo efficace ai movimenti necessari nella vita quotidiana e nello sport.
La dorsiflessione, in particolare, assume un ruolo importante in numerose attività funzionali, dall’accosciata alla corsa fino alla fase di spinta durante il passo.
Il recupero della mobilità, però, non deve essere considerato separatamente dal controllo motorio.
Una caviglia che si muove bene ma che non viene controllata adeguatamente durante l’appoggio non è ancora necessariamente pronta per le richieste dello sport.
Dalla caviglia al gesto sportivo
Nel calciatore di 45 anni il ritorno all’attività sportiva richiede un ragionamento ancora più specifico.
Il calcio a 5 non consiste semplicemente nel camminare o correre.
Sono presenti accelerazioni, decelerazioni, cambi di direzione, appoggi monopodalici, rotazioni, calci, contrasti e continue variazioni del centro di massa.
Per questo il recupero dovrebbe procedere gradualmente verso attività sempre più vicine alle richieste reali dello sport.
Prima il movimento controllato.
Poi il carico.
Successivamente esercizi dinamici, cambi di direzione e gesti progressivamente più specifici.
Il ritorno in campo dovrebbe essere basato sulla capacità funzionale e sulla risposta della caviglia al carico, non soltanto sul fatto che il dolore sia diminuito.
Il ruolo della propriocezione e del controllo dell’appoggio
Dopo una distorsione è importante considerare anche il controllo dell’appoggio.
L’equilibrio monopodalico, le perturbazioni, i cambi di direzione e gli esercizi dinamici possono essere progressivamente inseriti nel percorso quando la condizione della caviglia lo consente.
Questi esercizi non servono soltanto a “rinforzare la caviglia”.
Permettono di allenare la capacità del sistema neuromuscolare di gestire il carico e reagire alle variazioni dell’ambiente.
Per un giocatore di calcio a 5 questo aspetto è particolarmente importante perché durante la partita raramente il corpo si trova in condizioni perfettamente prevedibili.
Una distorsione non finisce quando il gonfiore diminuisce
Uno degli errori più frequenti è considerare concluso l’infortunio quando il dolore quotidiano è quasi scomparso.
Il miglioramento dei sintomi è certamente positivo, ma non coincide necessariamente con il completo recupero della funzione.
Una persona può camminare senza dolore e avere ancora difficoltà durante un appoggio monopodalico, una corsa veloce o un cambio di direzione.
Nel caso di uno sportivo, quindi, la domanda non dovrebbe essere soltanto:
“Mi fa ancora male?”
Ma anche:
“La mia caviglia è nuovamente in grado di gestire le richieste dello sport che pratico?”
Il ritorno al calcio a 5
Nel caso del paziente, il percorso è stato quindi orientato non soltanto alla gestione dei sintomi locali, ma anche al recupero progressivo delle capacità necessarie per tornare all’attività sportiva.
La progressione deve essere individualizzata.
Il momento del ritorno in campo non può essere stabilito esclusivamente sulla base di un numero prefissato di giorni, perché la gravità della distorsione, la risposta individuale, il livello di attività e l’eventuale presenza di lesioni associate possono modificare significativamente i tempi di recupero.
Prima della ripresa completa è importante verificare che la caviglia tolleri progressivamente carichi e gesti specifici senza una risposta sintomatica significativa nelle ore successive.
Quando una distorsione merita una valutazione più approfondita?
Non tutte le distorsioni hanno la stessa gravità.
Dolore molto intenso, impossibilità o marcata difficoltà a sostenere il peso, deformità, gonfiore importante, dolore osseo localizzato o sintomi neurologici sono elementi che richiedono particolare attenzione.
Anche una distorsione apparentemente “semplice” che continua a provocare dolore, instabilità o limitazione funzionale nel tempo merita una rivalutazione.
In questi casi può essere necessario coinvolgere il medico, il fisioterapista o altri professionisti sanitari, a seconda delle necessità del caso.
L’obiettivo è costruire un percorso realmente integrato.
Dalla distorsione alla prevenzione delle recidive
Una volta recuperata la funzione, il lavoro non dovrebbe necessariamente terminare.
Una precedente distorsione rappresenta infatti un elemento importante nella storia della caviglia e può aumentare il rischio di nuovi episodi, soprattutto quando persistono instabilità percepita, deficit di controllo o difficoltà nella gestione dei carichi.
Per uno sportivo può quindi essere utile mantenere nel proprio allenamento esercizi dedicati all’equilibrio, al controllo monopodalico, alla forza e alla capacità di gestire cambi di direzione e perturbazioni.
La prevenzione non consiste nell’evitare qualsiasi movimento.
Consiste nel rendere il corpo progressivamente più preparato alle richieste che gli vengono poste.
Il valore del caso clinico
Questo caso mostra un principio che considero fondamentale nel mio lavoro: una distorsione di caviglia non dovrebbe essere affrontata guardando soltanto il punto doloroso.
La dinamica dell’infortunio, la fase temporale, i sintomi, la mobilità, il controllo motorio, il livello di attività fisica e gli obiettivi della persona devono entrare nel ragionamento.
Nel calciatore, inoltre, il recupero deve tenere conto delle caratteristiche specifiche dello sport praticato.
Il trattamento manuale può rappresentare una parte del percorso, ma non sostituisce il recupero progressivo del movimento, della forza, dell’equilibrio e della capacità di affrontare nuovamente i carichi sportivi.
Dr.ssa Giorgia Pellagatti
Osteopata D.O. – Massoterapista MCB – Chinesiologa