La balbuzie è una difficoltà della fluenza verbale caratterizzata da ripetizioni, prolungamenti, blocchi e altre interruzioni involontarie del flusso del parlato. Si tratta di un fenomeno complesso, nel quale possono interagire diversi fattori neurologici, linguistici, genetici, psicologici e comportamentali.
Quando si parla di balbuzie, però, si tende spesso a osservare esclusivamente ciò che accade durante la produzione delle parole. In realtà, il modo in cui una persona vive e gestisce le proprie difficoltà nel parlare può coinvolgere anche il corpo.
Una balbuzie funzionale, soprattutto quando è presente da tempo, può infatti associarsi a modificazioni del comportamento motorio e posturale. Non significa che la postura sia la causa della balbuzie, né che correggere la postura possa eliminarla. Significa piuttosto che, in alcune persone, le difficoltà nella fluenza possono accompagnarsi a tensioni muscolari, strategie respiratorie e atteggiamenti corporei che meritano di essere osservati.
Balbuzie e postura: un rapporto più complesso di quanto sembri
Il linguaggio non coinvolge soltanto bocca e corde vocali.
Per parlare sono necessarie la coordinazione tra respirazione, fonazione, articolazione e controllo motorio. Il sistema respiratorio fornisce il flusso d’aria necessario alla produzione della voce, mentre numerose strutture muscolari partecipano al controllo del capo, del collo, della mandibola e del tronco.
Questo non significa che esista una “postura corretta” capace di rendere automaticamente il linguaggio fluido.
La relazione è molto più complessa.
Una persona che sperimenta frequentemente blocchi o difficoltà nel parlare può, nel tempo, sviluppare modalità corporee associate a ciò che accade durante la comunicazione: irrigidire le spalle, portare il capo in avanti, aumentare la tensione cervicale, modificare la respirazione, trattenere il respiro oppure utilizzare movimenti del viso e del corpo nel tentativo di accompagnare o superare il blocco.
Queste manifestazioni non sono necessariamente presenti in tutte le persone che balbettano e non devono essere interpretate come una caratteristica universale della balbuzie.
Possono però rappresentare strategie motorie individuali che si sono sviluppate nel tempo.
Quanto una balbuzie funzionale può cambiare la postura?
Questo è uno degli aspetti più interessanti da osservare.
Quando una persona anticipa una parola che percepisce come difficile, può aumentare involontariamente il livello di tensione corporea. L’attenzione può concentrarsi sul controllo del parlato e, contemporaneamente, possono comparire modificazioni del respiro, della posizione del capo, delle spalle o del tronco.
In alcuni casi possono comparire:
- aumento della tensione cervicale;
- elevazione o irrigidimento delle spalle;
- protrazione del capo;
- maggiore rigidità del tronco;
- modificazioni della respirazione;
- tendenza a trattenere il respiro durante il blocco;
- irrigidimento della mandibola;
- aumento della tensione dei muscoli facciali;
- movimenti compensatori del capo o del corpo;
- riduzione della naturale variabilità del movimento durante il parlato.
È importante sottolineare che questi comportamenti non costituiscono la balbuzie in sé.
Sono possibili risposte corporee che possono accompagnare l’esperienza della balbuzie e che possono diventare più evidenti in determinate situazioni comunicative.
Il ruolo dell’anticipazione e della tensione
Parlare davanti a una persona sconosciuta, sostenere un colloquio di lavoro, intervenire durante una riunione oppure pronunciare una parola che in passato ha creato difficoltà può aumentare l’attenzione rivolta al proprio modo di parlare.
Questa anticipazione può influenzare anche il comportamento motorio.
La persona può irrigidirsi prima ancora di iniziare a parlare, modificare il ritmo respiratorio oppure preparare inconsapevolmente il corpo al possibile blocco.
Si può quindi creare una sorta di circolo:
anticipazione → aumento della tensione → modificazione del respiro e del movimento → maggiore attenzione al parlato → ulteriore tensione.
Non è un meccanismo identico per tutti e non rappresenta una spiegazione unica della balbuzie. È però un possibile elemento da considerare quando si osserva il rapporto tra fluenza verbale e comportamento corporeo.
Respirazione, postura e produzione della voce
La respirazione rappresenta un elemento importante nella produzione vocale.
Il sistema respiratorio deve coordinarsi con la fonazione e con l’articolazione delle parole. Una postura rigida o una respirazione caratterizzata da eccessiva tensione possono modificare il modo in cui la persona percepisce il proprio respiro e utilizza il corpo durante il parlato.
Ancora una volta, però, è fondamentale evitare una semplificazione:
la balbuzie non è semplicemente il risultato di una respirazione scorretta.
Allo stesso modo, imparare a respirare “correttamente” non rappresenta una cura della balbuzie.
Il lavoro sulla respirazione può eventualmente diventare uno strumento per aumentare consapevolezza corporea, ridurre comportamenti di irrigidimento e favorire una maggiore libertà di movimento, sempre all’interno di un percorso adeguato alla persona.
La mandibola e la tensione cervicale
Durante una situazione comunicativa difficile, alcune persone possono aumentare la tensione nella zona mandibolare e cervicale.
La mandibola, il collo e il cingolo scapolare sono regioni molto coinvolte nei movimenti utilizzati durante la comunicazione. Un’eccessiva rigidità può modificare la percezione del comfort corporeo e contribuire a una sensazione generale di tensione.
Non significa che la tensione mandibolare o cervicale provochi la balbuzie.
Piuttosto, può essere utile osservare se la persona tende a irrigidire queste zone durante il parlato, soprattutto nei momenti in cui anticipa una difficoltà.
Un approccio corporeo può quindi concentrarsi sulla consapevolezza e sulla gestione della tensione, senza trasformare il trattamento manuale in una presunta terapia della balbuzie.
Quando il corpo diventa parte della strategia comunicativa
Un aspetto spesso interessante è osservare ciò che avviene non soltanto durante il blocco, ma anche immediatamente prima e dopo.
Una persona può, per esempio, modificare la posizione del capo, muovere le spalle, aumentare la tensione del tronco o utilizzare un movimento del corpo prima di pronunciare una determinata parola.
Queste strategie possono essere diventate automatiche.
Non devono necessariamente essere “corrette” o eliminate a priori. Prima di intervenire è importante comprenderne la funzione.
Il corpo, infatti, può aver trovato nel tempo una modalità per accompagnare una situazione percepita come difficile.
L’obiettivo di un lavoro corporeo non dovrebbe quindi essere quello di imporre una postura rigida e “perfetta”, ma favorire maggiore libertà, variabilità e consapevolezza del movimento.
Una postura più libera, non una postura perfetta
Quando si parla di postura è preferibile abbandonare l’idea secondo cui esista una posizione ideale da mantenere per tutto il tempo.
Il corpo umano è dinamico.
Durante una conversazione è normale cambiare posizione, muovere il capo, utilizzare le mani, modificare l’appoggio dei piedi e variare il tono muscolare.
Nel caso di una persona che vive la comunicazione con particolare tensione, può essere più utile lavorare sulla possibilità di muoversi con maggiore libertà, piuttosto che insegnarle a mantenere una postura rigida e perfettamente allineata.
La postura, in questo senso, può essere considerata come una delle componenti del comportamento motorio complessivo.
Che ruolo può avere l’osteopatia?
L’osteopatia non deve essere presentata come una cura della balbuzie.
La balbuzie richiede una valutazione e una gestione specifica, soprattutto quando determina una significativa difficoltà nella comunicazione o nella vita quotidiana. Il professionista di riferimento per la valutazione e il trattamento della fluenza verbale è il logopedista, eventualmente all’interno di un percorso multidisciplinare.
Un trattamento osteopatico può invece, quando appropriato, prendere in considerazione alcuni aspetti corporei associati alla persona: mobilità, percezione del corpo, tensioni muscoloscheletriche, respirazione e relazione tra movimento e comportamento posturale.
L’obiettivo non è “correggere la balbuzie attraverso la postura”, ma eventualmente lavorare sulla componente corporea che accompagna l’esperienza individuale della persona.
E il ruolo della chinesiologia?
Anche il movimento può avere un ruolo interessante.
Un percorso chinesiologico può aiutare a sviluppare maggiore consapevolezza corporea, mobilità, coordinazione e capacità di percepire e modulare la tensione durante il movimento.
Esercizi di mobilità del rachide, movimento del cingolo scapolare, controllo motorio, respirazione consapevole e attività fisica possono essere utilizzati in funzione degli obiettivi individuali.
Anche in questo caso, però, il movimento non sostituisce il trattamento logopedico della balbuzie.
L’approccio più corretto è quello integrato, nel quale ogni professionista interviene all’interno del proprio ambito di competenza.
Non correggere la persona: comprendere il suo corpo
Quando osserviamo una persona con balbuzie è importante non trasformare ogni adattamento posturale in un “errore” da correggere.
Una spalla sollevata, un movimento del capo o una particolare modalità respiratoria possono avere una storia e una funzione.
Prima di modificare un comportamento è quindi necessario comprenderlo.
Questo principio è particolarmente importante perché una persona che ha già sviluppato una forte attenzione al proprio modo di parlare potrebbe vivere ulteriori indicazioni sulla postura come un altro elemento da controllare.
L’obiettivo dovrebbe essere l’opposto: ridurre il controllo eccessivo e favorire una maggiore libertà di movimento e consapevolezza corporea, quando questo è appropriato per la persona.
Quando rivolgersi a un professionista
La balbuzie può avere caratteristiche molto diverse da persona a persona.
È opportuno rivolgersi a un logopedista quando la difficoltà nella fluenza è persistente, determina disagio, limita la comunicazione o porta la persona a evitare situazioni sociali, scolastiche o professionali.
Un approfondimento medico può essere indicato quando la comparsa della balbuzie è improvvisa, soprattutto nell’adulto, oppure quando si associa ad altri sintomi neurologici.
Il lavoro corporeo può eventualmente inserirsi successivamente o parallelamente, quando esiste una reale necessità di occuparsi anche degli aspetti muscoloscheletrici e motori.
Postura e balbuzie: osservare la persona nella sua globalità
Il rapporto tra balbuzie e postura non può essere spiegato attraverso una semplice relazione causa-effetto.
La balbuzie non nasce semplicemente da una postura scorretta e una postura più allineata non rappresenta una cura del disturbo.
Esiste però una dimensione corporea dell’esperienza comunicativa che può meritare attenzione.
Una balbuzie funzionale può accompagnarsi, in alcune persone, a modificazioni della respirazione, aumento della tensione muscolare, rigidità e strategie motorie sviluppate nel tentativo di gestire il parlato.
Osservare questi aspetti può permettere di comprendere meglio la persona e di costruire, quando necessario, un percorso multidisciplinare nel quale logopedia, osteopatia, chinesiologia e altre professionalità possano collaborare nel rispetto delle rispettive competenze.
Il corpo non deve essere considerato il problema da correggere, ma una parte della persona da comprendere.
Dr.ssa Giorgia Pellagatti
Osteopata D.O. – Massoterapista MCB – Chinesiologa